Piccola guida al riconoscimento dei minerali – Prima parte

Il riconoscimento dei minerali avviene principalmente, oggi, per via microscopica, o attraverso l’uso di microsonda.
È tuttavia possibile riconoscere i minerali sul campione a mano, a occhio nudo o con l’ausilio di una lente d’ingrandimento e pochi altri strumenti.

Il primo suggerimento, per chiunque voglia imparare a riconoscere minerali è rocce, è quello di procurarsi un buon manuale.
Il numero e la varietà dei minerali è tale da rendere impossibile una trattazione in un semplice articolo come questo.
Esistono ottimi manuali, a prezzi relativamente abbordabili. Il classico Mottana & Crespi, “Minerali & Rocce”, pubblicato a suo tempo da Mondadori, risulta attualmente fuori stampa, ma si può ancora trovare in circolazione usato. Non è comodissimo da tenere nello zaino, avendo le dimensioni di un piccolo vocabolario, ma è un testo assolutamente eccellente.
Per una manciata di euro si può invece reperire “Cristalli e Minerali”, di Eliana Martusciello, molto più tascabile, e che copre abbondantemente gli essenziali.

Sul terreno o una volta a casa, è utile avere un minimo di attrezzatura e qualche accorgimento tecnico.

I caratteri principali che descrivono un minerale sono
. forma o abito cristallino
. lucentezza
. colore
. durezza
. clivaggio e frattura

Per apprezzare la forma e l’abito cristallino, lo strumento ideale è la lente d’ingrandimento. Geologi e mineralogisti utilizzano di solito lenti tascabili, e non la lente “alla Sherlock Holmes”.

Lucentezza e colore si osservano ad occhio nudo.
La lucentezza, vale a dire la qualità della luce riflessa, può essere brillante – metallica o vetrosa (detta anche adamantina) – oppure opaca – detta cerea o resinosa.

Una variante del colore è la striatura – vale a dire il colore che il minerale ha quando viene polverizzato – e che può essere molto diverso da quello del minerale in forma cristallina.
Per eseguire questo tipo di test è necessario utilizzare uno strumento abrasivo – una piastrella di ceramica (dalla parte non smaltata) o il bordo di un marciapiede possono essere glis trumenti adatti per una verifica speditiva.

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La durezza si valuta sulla base della scala di Mohs, ma può essere valutata usando degli strumenti piuttosto facili da reperire.
La Scala di Mohs riconosce dieci gradi di durezza, da 1 (morbido) a 10 (estremamente duro), ma i valori più comuni sono fra il 2 e il 7.
Per riferimento, è utile ricordare che un’unghia umana ha una durezza di circa 2, una moneta da 5 centesimi ha durezza 3 e unchiodo d’acciaio o la lama di un coltello hanno durezza 5.5.

Clivaggio e frattura si valutano ancora una volta a occhio nudo o con la lente. Il clivaggio è il numero dipiani lungo i quali il minerale tende a sfaldarsi, e si riconosce come una o più serie di sottili striature sulla superficie del cristallo.
Il clivaggio può essere assente o non rilevabile (nel caso del quarzo), o esprimersi su un piano (nel caso delle miche), su due piani (nel caso dei feldspati), su tre (la calcite, ad esempio) o su piani multipli (il caso ad esempio della fluorite).

Fra gli strumenti minimi del cacciatore di minerali possiamo poi includere

. un martello – esistono ottimi martelli da geologoi in commercio, ma per il dilettante alle prime armi può essere sufficiente un martello da muratore.

. una bussola magnetica – utile per valutare la presenza di ferro o di magnetite nel campione, oltre che per orientarsi.

. una piccola fiala di acido muriatrico – per verificare la presenza di carbonato di calcio (calcite), che reagisce con l’acido dando una reazione molto facilmente visibile.

Davide Mana