Mineralogia e industria in epoca pre-moderna

Da un punto di vista strettamente pratico, è possibile affermare che l’industria estrattiva, e l’utilizzo tecnologico delle risorse minerali, ha inizio nel Paleolitico – quando i primi umani iniziano ad utilizzare strumenti di pietra.

I primi documenti scritti sulla attrività estrattiva risalgono a circa 5000 anni or sono, al Medio Regno dell’Antico Egitto. Non solo sono state rinvenute pitture tombali che descrivono le attività minerarie nella Valle del Nilo. Alcuni papiri – come ad esempio il Papiro delle Miniere, conservato al Museo Egizio di Torino e considerato la prima carta geologica conosciuta – rappresentano la prima documentazione di una industria estrattiva che comprendeva l’esplorazione, la coltivazione di cave e miniere, la lavorazione dei minerali estratti.

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Gli Egizi lavoravano la pietra a scopo edile e artistico, tagliavano e montavano pietre dure (soprattutto lapislazuli e smeraldi) e possedevano una tecnologia metallurgica basata sulla fusione.
Il passaggio alla successiva Età del Bronzo è segnato dall’evoluzione delle tecnologie metallurgiche, e vede l’ascesa di “poli estrattivi” come l’isola di Cipro (ricca di mineralizzazioni di rame) e la Cornovaglia (miniere di stagno).

Si deve al filosofo greco Teofrasto (372-287 a.C.) e successivamente a Plinio (I sec. d.C.) una trattazione sistematica e “scientifica” della mineralogia e delle attività estrattive nel mondo classico – documenti che rimasero il punto di riferimento per il millennio successivo.

I testi di epoca medievale e rinascimentale rappresentano una miscela ineguale di dati oggettivi e superstizioni.
Il principale di questi lavori – ed il più scientifico dati i tempi – rimane il “De Re Metallica” del tedesco Georgius Agricola. Il manuale di Agricola (che è disponibile gratuitamente presso il Progetto Gutenberg) presenta tutte le fasi dell’attività mineraria – dalla prospezione geologica all’estrazione del minerale grezzo, alla raffinazione e lavorazione del minerale per ottenere un prodotto finale commerciabile.
Anche il lavoro di Agricola include aspetti superstiziosi o magici – come ad esempio l’utilizzo della rabdomanzia per individuare giacimenti minerari; è da notare tuttavia che Agricola suggerisce di affiancare al lavoro del rabdomante lo scavo di trincee e di pozzi per valutare direttamente la presenza delle risorse desiderate.

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Nel 1669, Nicola Stenone (ovvero Nils Stilsen) , massimo naturalista della sua epoca e beato per la Chiesa Cattolica, getta le prime basi della cristallografia ottica – la tecnica che permette di descrivere e identificare i minerali sulla base della loro struttura cristallina – ma la cristallografia propriamente detta, come scienza esatta, avrebbe visto la luce solo nel 1809, quando Wollaston inventò il goniometro a riflessione.

Frattanto, fra il 1779 e il 1848, il chimico svedese Berzelius studiarono la chimica dei minerali, arrivando a sviluppare una classificazione chimica (e non geometrica) dei minerali.

Negli stessi anni, in Gran Bretagna e in Germania in particolare, lo sviluppo dell’industria del carbone e la ctrescente richiesta di combustibili e materie prime, portano ad uno sviluppo parallelo di nuove tecnologie di scavo e di una più profonda conoscenza della geologia dei giacimenti minerari.

Con gli anni 40 del 19° secolo, è possibile affermare che l’industria mineraria ed estrattiva entra nella sua fase adulta, equipaggiata di tutte le conoscenze scientifiche e le tecnologie indispensabili per svilupparsi in maniera “moderna”.

Davide Mana